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25 Aprile 2022: le celebrazioni al Municipio 7 di Milano

Finalmente dopo due anni di pandemia, in una bella giornata si sole, sono tornati i festeggiamenti e le celebrazioni del 25 Aprile, la festa di tutti gli italiani democratici e antifascisti che si riconoscono nei valori della Costituzione.

(nella foto di copertina i consiglieri del Municipio 7 insieme al presidente Silvia Fossati)

La giornata si è aperta con la commemorazione al  “Milan War Cemetery” (  il cimitero delle vittime della Seconda Guerra Mondiale appartenenti alle Forze Armate del Commonwealth Britannico) di Trenno.

In seguito si è svolta una commemorazione pubblica presso la Sala Consiliare del Municipio 7, in cui sono intervenuti i consiglieri della maggioranza (purtroppo i consiglieri della minoranza di centro-destra hanno quasi tutti disertato l’evento), rappresentati dell’ANPI Baggio-Olmi, guidati dal presidente Anonio Amoruso, rappresentati di associazioni (come l’associazione Amici del Rusconi) e numerosi cittadini.

Al termine dalla commemorazione, un corteo si diretto per le vie di Baggio verso Piazza Stovani dove si è svolta la cerimonia della posa della corona al monumento ai Caduti di Baggio. Tutti i discorsi, di cui riportiamo qui sotto alcuni testi e video, pur celebrando con gioia la festa della Liberazione, hanno espresso il cordoglio per i gravi lutti causati della guerra in Ucraina e hanno evidenziato il legame tra il 25 aprile, giorno della liberazione dell’Italia dal nazifascismo e la lotta di liberazione degli ucraini dall’invasore russo.

no war

«Una mattina, mi sono svegliato, e ho trovato l’invasor»

cosi comincia la canzone simbolo della Resistenza e quella mattina, per gli ucraini, è stata il 24 febbraio

Bella Ciao

Di seguito l’intervento di Silvia Fossati (testo e video), alcuni discorsi (in video) presso il monumento ai Caduti di Baggio, il testo del discorso del consigliere Manuel Sciurba.


Il discorso Silvia Fossati, Presidente del Municipio 7 nella Sala Consigliare

Carissime Concittadine, cari Concittadini, l’importanza di questa giornata e della nostra celebrazione, quest’anno sta tutta nella drammatica coincidenza con una guerra aspra e crudele che coinvolge l’Europa.

Per decenni questa giornata è stata una festa. Una grande festa di pace che celebrava la liberazione proprio da uno stato di oppressione e frustrazione che l’Europa aveva saputo superare, progettando il proprio futuro di pace e di benessere dopo una orribile, devastante guerra che nel 1945 aveva lasciato soltanto tanto dolore, lutti tremendi e cumuli di macerie.

La lotta per la liberazione coprì un arco temporale di venti mesi, coinvolgendo più di 250 mila uomini e donne. Tenne insieme la componente nazionale della sua identità (la libertà dallo straniero oppressore e dal nazi-fascismo) con una variegata composizione politico-ideologica che andò dai liberali ai comunisti: costoro morirono per la libertà essendo di differenti fedi politiche: comunisti, azionisti, cattolici, liberali, ma non solo…

Superato il primo sentimento di incredulità rispetto alla tragica situazione dell’Ucraina, la nostra coscienza civile ci impone una presa di posizione netta, chiara e decisa. Dobbiamo lasciarci alle spalle ogni forma di esitazione, perché ogni tentennamento può essere fatale per il futuro dell’intera Europa.

Per fortuna abbiamo noi italiani una guida ferma e saggia, che ci sa indicare sempre con prontezza e lucidità, la strada da seguire. Il Presidente Mattarella non ha mai avuto remore nell’indicarci la giusta via. “Dal nostro 25 aprile – ci ha ricordato il Presidente della Repubblica viene un appello alla pace, ad non  arrendersi di fronte alla prepotenza.  A praticare il coraggio di fermare definitivamente la violenza, il coraggio d’interrompere le ostilità, il coraggio di ritirare le forze d’invasione. Il coraggio di resistere e di ricostruire”, utilizzando appieno la forza della diplomazia non solo quella delle armi, aggiungo.

Le più importanti scelte di noi italiani, affondano le radici nel vissuto di quei mesi: fu proprio in quei giorni di sussulto morale che venne forgiato un nuovo ‘carattere’ della nazione.

Continua dopo il video

Quel carattere si espresse nella difesa dei disertori e degli oppositori politici, dei cittadini di religione ebraica, dei renitenti alla leva, nel protagonismo delle donne. Persone di ogni età decisero di combattere fino a perdere la propria vita per liberare il proprio paese, ognuno con le proprie capacità e competenze, con l’entusiasmo, il coraggio ed anche la paura …. Proprio come fece anche il partigiano Felice Valtorta, baggese mancato nelle scorse settimane, come fecero tanti uomini e donne che vinsero le loro paure per combattere il fascismo e l’invasore.

Un nuovo ‘carattere’ della nazione che sta nella utopia di chi semina futuro e costruisce tasselli di solidarietà anche in quella «lotta non armata» per la sopravvivenza dei partigiani, base preziosa di partecipazione consapevole alla democrazia che poi sarebbe venuta. Che stava nel coraggio di contrapporsi al nazi-fascismo, di partecipare alla costruzione della nazione, nella spinta per un cambiamento sociale.

Un carattere basato su una nuova morale, sulla scelta individuale di mettere in discussione !a vita di prima, per attraversare il confine delle certezze: resistere oggi, non solo combattendo, per poter ricominciare domani, anche quando sembra difficile immaginare il futuro. Queste nuove resistenze civili furono sempre più radicate in comportamenti quotidiani: chi nasconde cittadini di religione ebraica o disertori, chi offre cibo e ristoro, chi apre porte, cantine e sacrestie a forme di solidarietà in tempo di guerra.

La straordinaria conquista della libertà, costata sacrifici e sangue non può essere rimossa nè cancellata. E sappiamo anche che la libertà non è acquisita una volta per sempre e che, per essa, occorre sapersi impegnare senza riserve. Questo è l’animo e Io spirito del 25 aprile, che oggi deve ancor più prevalere di fronte ai drammi quotidiani a cui assistiamo nella guerra in Ucraina, ma non solo, perché purtroppo vi sono molti altri luoghi nel mondo dove donne, anziani e bambini soffrono.

Non possiamo restare indifferenti! e ancora una volta lo sprone più grande ci viene dal Presidente Mattarella laddove ci ha indicato quale deve essere il compito di ciascuno di noi.

“Bisogna lottare contro la sopraffazione, in aperta violazione del diritto internazionale, per scongiurare morti ulteriori e sofferenze ulteriori di un popolo aggredito,  questa è una causa comune che ci interpella e ci deve vedere quotidianamente impegnati! Riflettere sul valore dei diritti dell’uomo, primo fra tutti quello di poter vivere in pace, è il forte messaggio che ci consegna la Resistenza”.

Il presidente della Repubblica Mattarella

Auguriamoci che questo nostro 25 aprile, che ci ha consentito di vivere in pace da quasi otto decenni’ possa diventare – con qualche analoga   celebrazione simile alla nostra – una festa per tutta l’ Ucraina. Una data cioè che indichi la fine di una guerra: la guerra scatenata nel cuore dell’Europa. Speriamo ci sia presto la data di una festa di pace, che è la data più luminosa e  felice di qualunque calendario.

In questo giorno si evoca, sì, la pace, ma quella che deriva dal non essersi arresi “di fronte alla prepotenza”. E si celebra anche il coraggio: quello che ci vuole per “interrompere le ostilità e ritirare le forze d’invasione”. Questo è l’Augurio che oggi tutti dobbiamo farci! E se si potesse presto realizzare, sarebbe certamente il miglior modo di celebrare questo 77esimo anniversario della nostra Festa della Liberazione.

Grazie al presidente dall’ ANPI di Baggio-Olmi, Antonio Amoruso, per aver trasmesso quei valori di libertà, antifascismo e rispetto per la dignità umana cosi importanti per la democrazia!


I Video dei diversi discorsi che si sono tenuti in  Piazza Stovani dopo la posa della corona al monumento ai Caduti di Baggio


Le foto del corteo e della dopo la posa della corona al monumento ai Caduti di Baggio in Piazza Stovani


Il discorso del consigliere di Manuel Sciurba.

Questo è un 25 Aprile diverso rispetto agli anni passati. La guerra è tornata nella quotidianità delle nostre vite, nella quotidianità dei nostri discorsi, sebbene questa in realtà non se ne fosse mai andata del tutto.

Siria, Libia, Etiopia, Yemen, Afghanistan, Mali, Somalia: sono solo alcuni dei tanti conflitti che insanguinano il mondo e di cui raramente ci ricordiamo, se non quando i profughi in fuga da queste guerre si mettono in viaggio verso l’Europa nella speranza di trovare accoglienza e di una vita migliore.

A differenza di questi conflitti, l’invasione dell’Ucraina perpetrata dalla Russia di Putin, ai danni di uno Stato sovrano e in violazione del diritto internazionale, ci riguarda da vicino. Non è soltanto il primo conflitto su larga scala in Europa dai tempi delle guerre jugoslave, ma le sue conseguenze impattano direttamente sulla nostra economia, sui nostri consumi e sulle nostre abitudini.

Il momento storico che stiamo attraversando può aiutarci innanzitutto a maturare la consapevolezza che la guerra non è mai scomparsa dalle vicende umane, ma questa è sempre rimasta insieme all’indifferenza di quella parte ricca e benestante del mondo che adesso non può più voltarsi dall’altra parte.

Se la pandemia è servita all’Europa a riscoprire l’importanza della solidarietà, la speranza è che l’esperienza di questa guerra possa servire a riaffermare il valore dell’umanità e della pace, ricordando che nel 2012 l’Unione Europea è stata insignita del Premio Nobel per la Pace a riconoscimento del ruolo storico avuto dalla Comunità Europea nel garantire la pace nel continente. Oggi l’Europa è chiamata a esercitare questo ruolo con ancora maggior forza.

I partigiani combatterono e alcuni di loro offrirono il proprio sacrificio per un mondo migliore. La sconfitta del nazifascismo ha permesso al mondo di aprire una fase nuova. Lo Statuto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, che si è costituita dopo la Seconda Guerra Mondiale, impegna gli Stati membri a risolvere le controversie internazionali con mezzi pacifici e perseguendo concretamente la pace.

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