Il discorso di Silvia Fossati, Presidente del Muncipio 7 il 25 Aprtile 2025 in Municipio 7 di Milano.
Quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal nazifascismo.
Desidero iniziare con un ricordo di Papa Francesco, riferendomi alle sue ultime parole sulla pace, scritte per il messaggio in occasione della Pasqua di domenica scorsa. Il Papa ha menzionato non sole le guerre più note, quella in Ucraina e a Gaza, ma ha citato anche le altre guerre in corso tra l’Armenia e l’Azerbaigian, i conflitti in Africa, soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo, in Sudan e Sud Sudan, e le tensioni nel Sahel, nel Corno d’Africa e nella Regione dei Grandi Laghi.
Il Papa aveva scritto:
“Nessuna pace è possibile laddove non c’è libertà religiosa o dove non c’è libertà di pensiero e di parola e il rispetto delle opinioni altrui. Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo! L’esigenza che ogni popolo ha di provvedere alla propria difesa non può trasformarsi in una corsa generale al riarmo.”
E il tema della Pace, molto sentito da Papa Francesco, è anche un tema importante che sempre viene trattato nelle celebrazioni del 25 aprile.
Siamo qui oggi insieme all’ANPI e ad altre associazioni del territorio, che con il loro impegno costante attraverso numerose iniziative (le Pietre d’Inciampo, la deposizione di corone, la posa di lapidi alla memoria, gli interventi nelle scuole) contribuiscono a tenere viva la memoria della Resistenza e delle tante persone che hanno contribuito alla conquista della libertà anche a prezzo della loro vita.
Il 25 Aprile di 80 anni fa, “Nasceva una nuova Italia, e il nostro popolo – a partire da una condizione di grande sofferenza – unito intorno a valori morali e civili di portata universale, ha saputo costruire il proprio futuro.”
Cosa Vuol dire festeggiare il 25 Aprile?
Festeggiare il 25 aprile significa, prima di tutto, « È il dovere, morale e civile, della memoria. Memoria degli eventi decisivi della nostra storia recente, che compongono l’identità della nostra Nazione da cui non si può prescindere per il futuro».
Il 25 Aprile quindi significa
- Celebrare il ritorno alla libertà e alla democrazia nel nostro Paese
- ricordare che, dopo vent’anni di dittatura, di oppressioni e privazioni, l’Italia ha finalmente potuto rialzare la testa
- È anche il momento in cui ricordiamo la fine di una guerra sbagliata, una guerra voluta del regime fascista e combattuta al fianco di Hitler, portata avanti in nome della tirannia, della conquista, della presunta superiorità di una razza. Una guerra che ha lasciato dietro di sé distruzione e milioni di morti.
Se oggi siamo qui, come in tante altre piazze d’Italia, è perché non vogliamo dimenticare. Non possiamo dimenticare il sacrificio di migliaia di donne e uomini – veri coraggiosi patrioti – che hanno dato la vita per la libertà di tutti. Qui sono le radici della nostra identità, le fondamenta su cui si è costruito lo Stato democratico che ha garantito la pace per ottant’anni.
Il Manifesto di Ventotene
E proprio in quegli anni bui, mentre la guerra infuriava e l’Europa era distrutta dalla violenza e dall’odio, c’era già chi immaginava un futuro diverso. Un’Europa unita, fondata sulla pace, sulla cooperazione tra i popoli, sulla libertà. Mi riferisco al Manifesto di Ventotene (titolo completo è Il Manifesto per un’Europa libera ed unita),scritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel 1941, che sognavano un’Europa capace di superare i nazionalismi e le divisioni che avevano portato al conflitto.
Oggi quel sogno è più attuale che mai. In un tempo in cui sentiamo di nuovo parlare di confini, di guerre, di tensioni internazionali, ricordare il 25 aprile significa anche guardare all’Europa come spazio di coesistenza pacifica, di diritti condivisi, di responsabilità comune.
Il tema della Pace
Portare avanti quella visione, difendere la democrazia, restare uniti nei valori fondamentali: è questo il modo migliore per onorare chi ha combattuto, chi ha resistito, chi ci ha lasciato in eredità la libertà di cui oggi godiamo.
Dal nostro 25 aprile, dalla data che ha segnato la fine delle ostilità sul nostro territorio, viene un appello chiaro: un appello alla pace. Ma non a una pace fatta di silenzi o di sottomissione. Non alla resa di fronte alla prepotenza. Parliamo di una pace che chiede coraggio: il coraggio di fermare la guerra di ritirare le forze di invasione, di scegliere la via del dialogo e aprire la strada a soluzioni giuste, condivise, durature.
Guardiamo a ciò che accade oggi in Ucraina, invasa e lacerata da 3 anni di guerra. E guardiamo a Gaza, dove la popolazione civile è schiacciata in un conflitto che sembra non lasciare scampo ai più deboli a tra questi a molti bambini. In entrambi i casi, è evidente quanto sia urgente tornare a una politica di pace, che metta al centro i diritti umani, la sicurezza di tutti i popoli e la ricerca di soluzioni giuste e accettabili dalle parti in guerra.
«Il 25 aprile del 45 nasceva una nuova e libera Italia che troverà compimento nel ’48 con la scelta di diventare una Repubblica. Un’Italia che riprende il suo posto nelle nazioni democratiche e libere, che rispetta diritti politici e sociali e ripudia di razzismo e discriminazioni».
(Presidente Sergio Mattarella nel 25 aprile 2020)
Il video del mio discorso
Foto Album su Facebook a questo link
![]()








