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Assemblea del quartiere Valsesia

Il 31 maggio 2022 si è tenuta l’Assemblea sulla realizzazione della Casa di Comunità (CDC) e dell’Ospedale di Comunità (ODC) la cui costruzione è stata decisa nel parcheggio antistante il civico 86 di Via Valsesia

L’assemblea, che vede la partecipazione di oltre cento persone, è aperta da Salvatore Crapanzano, presidente del Comitato di Quartiere Valsesia, che illustra i diversi aspetti della proposta, o meglio della decisione di presa da Regione Lombardia per la realizzazione di una nuova CDC, che integra anche la funzione di ODC, nel quartiere.

Nella foto in copertina, la struttura CDC/ODC è stilizzata come un cubo.

Il piano per la Sanità Territoriale (regione.lombardia.it) della Regione per utilizzare i fondi del PNRR messi a disposizione a livello nazionale e per di riorganizzare la sanità territoriale, prevede di collocare una decina di CDC/ODC sul territorio (in questo articolo trovi l’elenco)

>> Questo è il piano descritto dalla Vice Presidente e Assessore al Welfare, Letizia Moratti.

“Regione Lombardia – ha detto la vicepresidente Letizia Moratti – ha programmato 700 milioni di euro di risorse per potenziare le strutture territoriali. Di questi oltre 140 sono già stati stanziati con delibere di Giunta nei mesi di luglio e agosto: in particolare 100 milioni per Ats Milano; 11,4 milioni per la Val Camonica e 3 milioni per ciascuna delle altre province”.

“Regione Lombardia – ha continuato – è la prima a presentare un provvedimento concreto di attuazione del Pnrr, che è inserito nella proposta di legge di riforma sanitaria, e che prevede tempi certi di attuazione”.

Il cronogramma del Pnrr prevede che entro settembre 2021 venga realizzata una ricognizione dei siti idonei per la realizzazione di Cdc (Case di comunità), Cot (Centrali operative territoriali) e Odc (Ospedali di comunità); entro dicembre 2021 l’individuazione precisa dei siti per la loro realizzazione; ed entro marzo 2022 la sottoscrizione dell’accordo col Governo per realizzazione delle strutture, con un contratto istituzionale di sviluppo.

Il progetto Milano, che sarà modello per il resto del territorio, è stato realizzato sulla base di una analisi socio-demografica che ha vagliato: numero di abitanti, età della popolazione, densità abitativa, principali patologie con particolare riferimento a quelle croniche e consumi sanitari. Ha previsto la collocazione delle strutture all’interno della città tenendo come elemento di valutazione prioritario l’aggregazione dei Medici di medicina generale sul territorio (Centri di riferimento territoriale – Crt), che sono 23.

“Le Case della comunità – ha ricordato l’assessore al Welfare – garantiranno l’attività medica e infermieristica sulle 24 ore, 7 giorni su 7, nelle strutture HUB sulle 12 ore, 6 giorni su 7 nelle strutture SPOKE, come previsto dalla duplice organizzazione ”.

“All’interno di Case e Ospedali di comunità – ha aggiunto la vicepresidente – saranno collocate tutte le funzioni più prossime al cittadino, come prevenzione e promozione salute; cure primarie con tutto il necessario per gestire i pazienti cronici; un’area di ambulatori specialistici per criticità poco complesse e un’area di servizi integrati col Comune, che si colloca tra aspetto sanitario e sociale”.

Una Casa di comunità indicativamente sarà al servizio mediamente di 50 mila abitanti; un Ospedale di comunità è previsto per ogni Asst, per un totale nella città di Milano di 15 Case di comunità e 9 Ospedali di comunità.

L’Ospedale di comunità ospiterà le stesse funzioni della Casa di comunità, con in più tra i 20 e i 40 posti letto a bassa intensità, da gestire in raccordo tra medici di medicina generale (Mmg) e ospedali per acuti. Prevediamo di avere una Casa di comunità ogni 60.000 abitanti per Milano e ogni 45.000 abitanti per il resto della provincia. Per cercare di favorire una maggiore prossimità dove la densità abitativa è più bassa”.

Vista la difficoltà a trovare Medici di base per i cittadini del quartiere, in quanto i dottori andati in pensione, non sono stati spesso sostituiti, questa dovrebbe essere una bella notizia per i residenti di via Valsesia e dintorni, ma invece si capisce subito che nell’assemblea c’è una forte tensione nonché opposizione a questa decisione e ben presto si scatena una polemica non sempre comprensibile. Ci sono anche favorevoli alla proposta attuale, ma faticano ad esprimersi all’interno dell’assemblea che viene quasi del tutto monopolizzata “dalle ragioni del NO“.

Le ragioni del NO:

  1. il Parcheggio: la proposta attuale andrebbe a occupare quasi interamente un parcheggio utilizzato da alcuni residenti del quartiere e nel piano di costruzione del CDC non sembra che per ora non siano previsti parcheggi sotterranei, ma il progetto finale non è stato ancora presentato, quindi l’aggiunta dei parcheggi potrebbe ancora essere possibile o negoziabile. Il parcheggio è molto spesso utilizzato anche da pullman, camion e TIR con rimorchio e quindi i posti auto necessari per i residenti non sono moltissimi e si potrebbero rimpiazzare con altre soluzioni.
  2. Il poliambulatorio di Via Masaniello: questa struttura, ristrutturata e resa parzialmente operativa da Settembre 2021 (la struttura al momento manca soprattutto di medici specialisti) era stata indicato in un primo momento come CDC anche se poi in un secondo momento si era identificata per la CCD una collocazione definitiva in Via Valsesia. Il motivo principale è che essendo una struttura privata, di cui ATS paga un affitto abbastanza significativo (120.00€ / anno ?), non è idonea a ricevere finanziamenti dal PNRR che richiede invece che l’investimento sia fatto esclusivamente su area di proprietà pubblica. A questa proposito, molti chiedono se si possono fare eccezioni a questa regola, visto che ad esempio c’è un COT (Centrale Operativa Territoriale) all’interno del Redaelli (struttura privata)
  3. Incertezza rispetto alla gestione futura: dato che il PNRR serve solo per realizzare le strutture, il rischio evidente è che una volta ultimato l’edificio rimanga inutilizzato o sottoutilizzato per mancanza di medici. Infatti, per quanto riguarda il personale, una CdC dovrebbe avere 10 medici, 8 infermieri e 5 impiegati amministrativi. Il primo problema da risolvere è quello della carenza dei medici di base e occorre che nella struttura sia previsto uno spazio per i medici di base.

Questi motivi non sembrano però sufficienti per presentare e motivare una proposta alternativa, ma l’assemblea decide comunque di valutare quali aree possano essere identificate in zona per proporre alla Regione una ubicazione diversa, ammesso che la decisione presa, possa ancora essere modificata (c’è stato un caso di modifica della decisione nel Municipio 5 a fronte però di problemi di natura tecnica)

Piantina dell’area su cui dovrebbe sorgere la nuova CDC di via Valsesia

Erano stati invitati diversi rappresentai delle istituzioni, in particolare del Comune di Milano e della Regione Lombardia, che per diversi motivi non hanno potuto presenziare.

L’assessore Bertolè, Assessore al Welfare e Salute del Comune, ha promesso che inviterà il Comitato di Quartiere a un apposito incontro allargato anche all’assessorato alla mobilità. Partecipano invece i rappresentanti del Municipio 7, la presidente Silvia Fossati e il vicepresidente Manuel Sciurba (unici rappresentati delle istituzioni presenti che vengono presi di mira dalle critiche ingiustificate di alcuni presenti) che in diversi interventi precisano che:

  • Il processo decisionale è stato breve, considerate le urgenze e il Municipio è stato coinvolto marginalmente
  • Il Municipio aveva proposto l’ex Marchiondi, ma la proposta non era stata accolta per l’alto costo della ristrutturazione (20M€ a fronte di un tetto massimo di spesa di circa 5M€).
  • Il Municipio non è d’accordo sulla dismissione del poliambulatorio di Via Masaniello, anche perché recentemente sono stati fatti grossi investimenti di ristrutturazione e che è riuscito a ottenere che il poliambulatorio non venga chiuso prima della completa attivazione della struttura di Via Valsesia
  • Sono state svolte in Municipio 7 riunioni di commissione Sanità sull’argomento, in cui, almeno una volta era intervenuto l’assessore del Comune di Milano Bertolè.
  • Anche se la competenza e la decisione finale spetta a Regione Lombardia, il Municipio 7 non si nasconde ed è disponibile anche a valutare eventuali nuove proposte che fossero in linea con i requisiti dell CDC, dei budget e dei vincoli PNRR. In particolare si sottolinea che non solo l’area deve essere pubblica, ma deve anche essere nella stessa zona (tra Baggio e via Valsesia rispetto a un ambito significativo di utenza) e deve essere facilmente raggiungibile utilizzando la rete di trasporto locale.
Poliambulatori di via Masaniello a Baggio
Poliambulatori di via Masaniello a Baggio

In particolare Silvia Fossati dichiara che è importantissimo poter avere una CDC in zona Baggio/Muggiano/Olmi, in considerazione delle difficoltà riscontrate dai residenti ad accedere a servizi sanitari e ad ambulatori in zona. Questa esigenza si è dimostrata anche e soprattutto durante la pandemia, quando la sanità territoriale si era rilevata uno dei punti deboli di fronte al dilagare del COVID-19. “Comprendiamo che il cantiere potrà portare qualche disagio agli abitati di via Valsesia, ma i benefici nel lungo termine saranno decisamente superiori. Nel frattempo, il Municipio lavorerà con ASST Nord Milano per far rafforzare il poliambulatorio di via Masaniello, sia come personale che come apparecchiare mediche, che potranno in futuro essere trasferite nella nuova CDC”. Inoltre, sul problema dei parcheggi, c’è la volontà di risolverlo insistendo per avere un parcheggio interrato sotto la nuova struttura o trovando altri spazi nelle vicinanze.

Si iniziano quindi da parte dei presenti a elencare una serie di possibili alternative:

  • Istituto Marchiondi – ex “riformatorio” abbandonato- il suo recupero sarebbe troppo costoso e la posizione non sarebbe adeguata. Inoltre c’è un interessamento per farlo diventare una residenza universitaria.
  • zona lungo Via Noale a fianco dell’ex Istituto Marchiondi – da valutare
  • ex scuola media di Via Cabella – l’area era pubblica sino ad una ventina di anni fa, poi il comune l’ha messa in vendita, passata di mano tra privati diversi è stata acquisita dalla catena di supermercati Tigros. Ora sono iniziati i lavori di costruzione del supermercato
  • ex piazza d’Armi – essendo di proprietà di una società statale, l’area non sarebbe utilizzabile
  • il tratto di via Bagarotti in direzione del Quartiere degli Olmi, abbandonato con la costruzione del Cavalcavia Luraghi – da valutare
  • Mentre altre aree, come quelle di Via Cancano e via Val Cannobina, sono aree private.

Al termine dell’assemblea il presidente Crapanzano invita a superare sterili contrapposizioni e chiede la collaborazione di tutti su quanto si è proposto di fare:

  • incontrare le amministrazioni che hanno preso questa decisione;
  • raccogliere argomentazioni e proposte valide per affrontare sia i problemi legati alla collocazione dell’edificio che ospiterà il CDC nel parcheggio sia per proporre una collocazione diversa e migliore.

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