10 marzo 1946: quando le donne italiane votarono per la prima volta in Italia
Dal decreto del 1945 alle elezioni amministrative del dopoguerra: la conquista del voto femminile e l’ingresso delle donne nella vita democratica dell’Italia.
Il primo voto delle donne in Italia: dalla conquista del 1945 alle urne del 10 marzo 1946
Il diritto di voto alle donne in Italia è una conquista relativamente recente nella storia della democrazia. Arrivò infatti solo alla fine della Seconda guerra mondiale, dopo la caduta del fascismo e grazie alla spinta dei movimenti antifascisti, della Resistenza e delle organizzazioni femminili che avevano partecipato alla lotta per la liberazione.
Il percorso che portò le italiane alle urne non fu però immediato. Il diritto fu riconosciuto nel 1945, ma il primo vero voto delle donne avvenne solo l’anno successivo, il 10 marzo 1946, nelle elezioni amministrative del dopoguerra.
Il decreto del 31 gennaio 1945: il diritto di voto alle donne
Il primo passo ufficiale arrivò con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 31 gennaio 1945, pubblicato il 1° febbraio dello stesso anno. Il provvedimento fu firmato dal luogotenente del Regno Umberto II di Savoia, che esercitava le funzioni del re, durante il governo guidato da Ivanoe Bonomi.
Con questo decreto venne riconosciuto per la prima volta alle donne italiane il diritto di voto, a partire dai 21 anni di età.
La decisione fu il risultato di un contesto politico e sociale profondamente cambiato rispetto al passato. Durante la guerra e la Resistenza, infatti, migliaia di donne avevano partecipato attivamente alla lotta contro il nazifascismo: come staffette partigiane, organizzatrici della rete clandestina, lavoratrici nelle fabbriche e protagoniste dei movimenti civili.
Le organizzazioni femminili e i partiti antifascisti chiedevano da tempo il riconoscimento dei diritti politici per le donne. Tra i sostenitori della riforma vi furono anche importanti figure politiche del governo di unità nazionale, come Palmiro Togliatti, ministro di Grazia e Giustizia, e Alcide De Gasperi.
Il decreto del 1945 rappresentò quindi una svolta storica, ma non completò ancora pienamente l’uguaglianza politica. Il provvedimento infatti:
- riconosceva solo l’elettorato attivo, cioè il diritto di votare;
- non prevedeva ancora l’elettorato passivo, cioè il diritto di essere elette;
- escludeva alcune categorie, tra cui le prostitute registrate, secondo la legislazione dell’epoca.
Inoltre nel 1945 non si tennero ancora elezioni che permettessero alle donne di esercitare concretamente il nuovo diritto.
Il 10 marzo 1946: il primo voto delle donne
La svolta concreta arrivò l’anno successivo. Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, approvato dalla Consulta Nazionale il 23 febbraio, vennero completati i diritti politici femminili.
Il decreto confermò infatti:
- il diritto di voto alle donne dai 21 anni
- e introdusse finalmente l’eleggibilità, cioè il diritto di essere candidate ed elette, a partire dai 25 anni.
Proprio il 10 marzo 1946 le donne italiane furono chiamate per la prima volta alle urne nelle elezioni amministrative del dopoguerra, le prime consultazioni democratiche dopo vent’anni di dittatura fascista.
Quelle elezioni non si svolsero in un’unica giornata su tutto il territorio nazionale. Si tennero infatti in più tornate tra marzo e aprile 1946, mentre in altri comuni si votò nell’autunno dello stesso anno.
Migliaia di municipi italiani furono coinvolti nel rinnovo dei consigli comunali e dei sindaci, sostituendo il sistema dei podestà fascisti, nominati dal regime.
Una partecipazione straordinaria
La partecipazione delle donne al voto fu immediata e sorprendentemente alta. In molte zone del paese l’affluenza femminile raggiunse percentuali vicine al 90%, un dato straordinario per una popolazione che fino a pochi mesi prima era stata esclusa dalla vita politica.
Molte testimonianze dell’epoca raccontano anche un dettaglio curioso e simbolico. Si dice che numerose donne si presentarono ai seggi senza rossetto, per evitare di macchiare la scheda elettorale quando veniva chiusa con la saliva. All’epoca infatti le schede venivano piegate e sigillate manualmente prima di essere inserite nell’urna.
Al di là dell’aneddoto, quel giorno segnò per milioni di italiane l’ingresso ufficiale nella cittadinanza politica.
Le prime donne elette nei comuni
Le elezioni amministrative del 1946 non portarono solo nuove elettrici, ma anche le prime amministratrici locali della storia italiana.
In tutta Italia oltre 2.000 donne furono elette nei consigli comunali, soprattutto nelle liste dei partiti di massa che avevano guidato la lotta antifascista, come la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista e il Partito Socialista.
In diversi comuni vennero elette anche le prime sindache.
Tra le prime cittadine della storia repubblicana si ricordano:
- Ada Natali, eletta sindaca di Massa Fermana nelle Marche nelle liste del Partito Comunista Italiano e poi diventata parlamentare
- Ninetta Bartoli, sindaca di Borutta in Sardegna per la Democrazia Cristiana
- Margherita Sanna, sindaca di Orune, sempre in Sardegna
- Ottavia Fontana, sindaca di Veronella in Veneto
- Elena Tosetti, sindaca di Fanano in Emilia-Romagna
- Lydia Toraldo Serra, sindaca di Tropea in Calabria
Nel corso delle diverse tornate elettorali del 1946 il numero complessivo delle prime sindache italiane arrivò a circa dodici o tredici.
📍 Il primo voto delle donne a Milano
📅 Quando: 31 marzo e 7 aprile 1946
🗳️ Cosa si votava: elezioni amministrative per il rinnovo del Consiglio comunale dopo vent’anni di regime fascista.
👩🗳️ La novità: per la prima volta anche le donne milanesi votarono ed ebbero il diritto di essere elette, partecipando alla ricostruzione democratica della città.
🇮🇹 Un passaggio storico: Quelle elezioni servirono a ricostruire le istituzioni locali e a sostituire il sistema dei podestà nominati dal fascismo con amministrazioni democraticamente elette. La partecipazione fu molto alta e segnò l’ingresso delle donne nella vita politica della città.
📊 Risultati principali delle elezioni comunali a Milano (1946)
- Partito Socialista Italiano (PSI) – circa 37,2%
- Democrazia Cristiana (DC) – circa 26,5%
- Partito Comunista Italiano (PCI) – circa 24,5%
- Altri partiti e liste minori – circa 11%
Le elezioni segnarono l’affermazione dei grandi partiti di massa del dopoguerra — socialisti, democristiani e comunisti — che avrebbero dominato la vita politica italiana nei decenni successivi.
👩⚖️ Le prime elette a Milano: nel nuovo Consiglio comunale di Milano del 1946 entrarono 9 donne, le prime nella storia della città.
Il 2 giugno 1946: il voto che cambiò l’Italia

1946, elezioni per la Costituente italiana – propaganda elettorale

Scheda del Referendum del 1946
Tre mesi dopo il debutto alle elezioni amministrative, le donne italiane furono chiamate a partecipare a una consultazione ancora più decisiva per il futuro del paese.
Il 2 giugno 1946 si svolsero infatti due votazioni fondamentali:
- il referendum istituzionale tra Monarchia e Repubblica
- l’elezione dell’Assemblea Costituente, incaricata di scrivere la nuova Costituzione italiana.
Per la prima volta nella storia del paese si votò con suffragio universale completo, con uomini e donne di almeno 21 anni.
Anche in questa occasione la partecipazione femminile fu altissima. L’affluenza delle donne oscillò tra l’82% e l’89%, con percentuali in alcune zone persino superiori a quelle maschili.
Le 21 donne della Costituente
Le elezioni del 2 giugno portarono per la prima volta le donne anche nel Parlamento che avrebbe scritto la nuova Carta fondamentale della Repubblica.
All’Assemblea Costituente furono elette 21 deputate, provenienti da diversi partiti politici.
Tra loro vi erano figure destinate a diventare protagoniste della storia italiana, come:
- Nilde Iotti
- Lina Merlin
- Teresa Noce
- Maria Federici
Alcune di queste parteciparono anche ai lavori della Commissione dei 75, il gruppo incaricato di redigere il progetto della nuova Costituzione.
Il loro contributo fu fondamentale per introdurre nella Carta principi decisivi come l’uguaglianza tra uomini e donne e la tutela dei diritti civili e sociali.
Una conquista fondamentale della democrazia
Guardando oggi a quella stagione, è chiaro come il 10 marzo 1946 rappresenti la data in cui le donne italiane entrarono realmente nella vita politica del paese, esercitando per la prima volta sia il diritto di voto sia quello di essere elette.
Il 2 giugno 1946, invece, segnò il momento simbolico e nazionale di questa conquista, quando le donne parteciparono alla scelta tra monarchia e repubblica e alla nascita della nuova Italia democratica.
A ottant’anni da quegli eventi, il voto femminile resta uno dei passaggi più importanti nella costruzione della democrazia italiana: il voto alle donne non fu una concessione ma rappresentò il riconoscimento della mobilitazione delle donne nella Resistenza e nei movimenti per i diritti e la parità di genere.
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