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La conclusione del Dibattito Pubblico

Dibattito Pubblico sullo Stadio di Milano, la conclusione.

Dopo quaranta giorni di dibattito pubblico, il 18 novembre è stata presentata la relazione conclusiva del coordinatore Andrea Pillon, poi inviata alla Commissione Nazionale del Dibattito Pubblico e ai soggetti proponenti per la valutazione degli esiti e delle osservazioni raccolte. Sul sito del “Dibattito pubblico nuovo stadio di Milano” potete trovare il documento completo Di fatto questo è  l’ultimo atto del Dibattito Pubblico che da fine Settembre si è svolto con 14 incontri:

  • 6 incontri pubblici
  • 5 incontri di approfondimento
  • 3 attività partecipative realizzate nel quartiere di San Siro.

In seguito della presentazione della Relazione conclusiva, l’Amministrazione Comunale di Milano elabora, entro e non oltre 60 giorni, il proprio Dossier conclusivo, in cui si  evidenzierà la volontà o meno di realizzare l’intervento, le eventuali modifiche da apportare al progetto e le ragioni che hanno condotto a non accogliere eventuali proposte.

Pillon e Gaia Romani, assessora a Servizi Civici del Comune di Milano, hanno illustrato l’iter seguito dal 28 settembre a oggi: “Abbiamo organizzato quattordici incontri, ai quali hanno partecipato oltre 3000 persone, presenti fisicamente e soprattutto da remoto. Puntavamo a coinvolgere tutti i cittadini, dai più giovani ai più anziani, di ogni genere ed estrazione sociale. Siamo contenti di esserci riusciti, è stato uno dei dibattiti più seguiti in Italia. Abbiamo inviato la nostra relazione alle società di Inter e Milan, alla Commissione Nazionale e al Comune di Milano. Adesso, il Comune ha a disposizione 60 giorni, per valutare i risultati e le proposte emerse e poi pubblicare un dossier a tal proposito”.

La relazione  conclusiva in sintesi

Nel corso del dibattito, come spesso accade, sono emerse con maggior forza le criticità e le contrarietà rispetto alla proposta presentata, ma non sono mancate anche le posizioni favorevoli all’intervento. Le ragioni a favore del progetto possono essere riassunte come segue :

  • l’importante investimento privato rappresenta una opportunità che va colta, anche per evitare che in un prossimo futuro l’area di San Siro e lo stadio debbano essere riqualificati con l’impiego di risorse pubbliche;
  • la ristrutturazione dello Stadio Meazza (si veda il paragrafo successivo) non rappresenta un’ipotesi percorribile per le Società che, nel caso in cui si decidesse di non dar seguito alla realizzazione della proposta presentata, potrebbero decidere di realizzare il nuovo impianto in un’altra area, con grave danno per il Comune e la collettività;
  • l’intervento proposto dalle Società rappresenta un “tassello” importante e imprescindibile della dotazione infrastrutturale e di rigenerazione urbana dell’area Ovest di Milano, interessata da importanti interventi quali:  Progetto Hippodrome area ex Trotto, riqualificazione Ippodromo del Galoppo, Reinventing Cities su ex Scuderie de Montel, riqualificazione ex Palasharp;
  • la realizzazione dell’intervento, oltre a benefici economici e funzionali per le Società, potrà generare significativi ritorni economici per la città.

Il progetto presentato dalle squadre

  • Le 2 squadre di calcio, Milan e Inter, hanno presentato i progetti per la costruzione di un nuovo stadio per ragioni d’ordine economico e la necessità di un nuovo stadio al livello delle grandi quadre europee.
  • Investimento di 1.3 MLD € circa, tutto a carico delle squadre, per coprire la riqualificazione di tutta l’area in cambio del diritto di superficie per 90 anni sulle aree comunali oggetto d’intervento (scaduto il periodo le proprietà torneranno al Comune)
  • La compatibilità con il progetto di rigenerazione d’area Mosaico San Siro potrebbe essere adeguata anche se andrà verificata nei dettagli.
  • Il taglio delle volumetrie da 0,51 a 0,35 mq/mq, ossia da 145mila a 98mila mq di superficie su cui costruire, è un paletto che era stato messo dal Comune e che è stato rispettato dal progetto presentato dalle squadre.
  • Il progetto si dovrebbe svolgere in due fasi realizzative: 
  1.  la prima prevede la costruzione del nuovo stadio, la demolizione e rifacimento del sottopasso Patroclo, la realizzazione di una centrale impiantistica del distretto (Energy Power Station), della torre uffici e centro congressi e relativi parcheggi interrati. I tempi previsti per il completamento di questa fase sono di circa 1.400 giorni (circa 3,8 anni).
  2.  la seconda fase prevede la completa demolizione dello Stadio Giuseppe Meazza, la realizzazione dell’edificio commerciale e i relativi interrati e copertura di verde calpestabile, nonché delle aree destinate all’uso pubblico. I tempi previsti per il completamento di questa fase sono di circa 1.000 giorni (circa 2,7 anni)
  • Raddoppio delle aree verdi 103 mila mq (50% di verde profondo), rispetto ai 50.050 mq attuali,  cifre queste contestate dalle Associazioni di quartiere, soprattutto per quanto riguarda gli alberi ad alto fusto che non troverebbero una collazione nell’attuale studio di fattibilità
  • Il tunnel Patroclo:  che nel nuovo progetto delle squadre verrà abbassato, allargato e avrà 2 corsi riservate ai parcheggi del centro commerciale e dello stadio. Da questo punto di vista, i progettisti confermano l’obiettivo da perseguire, insieme al Comune di Milano, per ridurre l’uso di macchine private per andare alle partite portandolo al di sotto del 50% rispetto all’attuale 65%.

Le ipotesi di ristrutturazione dello Stadio Meazza

Sono stati presentati anche due interessati progetti di ristrutturazione adatti a rimodernare il vecchio stadio, a cui però le squadre hanno già risposto in modo negativo perché la  ristrutturazione dello stadio comporrebbe costi e risultanti incerti oltre a enormi difficoltà per le due squadre a continuare a giocare in una sede oggetto di pensanti lavori. Il tema della possibile ristrutturazione dello Stadio Meazza ha accompagnato l’intero svolgersi del dibattito pubblico. Nel corso del dibattito sono state presentate, o raccolte attraverso i quaderni degli attori, tre ipotesi di ristrutturazione, proposte da Jacopo Mascheroni (JM Studio), Riccardo Aceti e Nicola Magistretti, Michele Brunello e Marco Brega (Dont Stop Architettura). Le ipotesi d’intervento non hanno ovviamente un approfondimento progettuale e tecnico/economico paragonabile al progetto di fattibilità sottoposto a dibattito pubblico, ma consentono di comprendere quanto ipotizzato e offrono ai proponenti le informazioni necessarie per le opportune valutazioni.

Perplessità

Quanto alle criticità trattate nella relazione, invece, i temi sono svariati.

“I cittadini hanno esposto problemi che già sono costretti ad affrontare quotidianamente: viabilità, parcheggi, rumore e aree verdi. E’ fondamentale, secondo i più, che un’eventuale trasformazione dell’area preveda l’intervento di una vera e propria regia pubblica, che garantisca la tutela di un certo tipo di interessi”, ha proseguito Pillon. “E’ stato utile rispolverare vecchie proposte di ristrutturazione, sebbene i club non ritengano possibile operare sull’impianto oggi esistente. Servirà anche prestare attenzione alle esigenze degli ambulanti e dei titolari di attività commerciali nei pressi dello stadio, che potrebbero essere penalizzati dall’apertura di un nuovo centro commerciale in prossimità della struttura”.
  • Capienza:   la capienza dello stadio prevista nel  progetto  sarà di  circa 60-65 mila posti, un valore sufficiente su cui le squadre si sentono sicuri in base alle loro analisi statistiche,   ma che perderebbe molti posti rispetto ai quasi 75.000 attuali del Meazza. Il timore è che, oltre a esserci abbastanza capienza per le partite di gran interesse,   ci possa verificare un aumento dei biglietti, ma le squadre dichiarano che: “Con la riduzione del numero dei posti, gran parte dei settori non saranno interessati da un aumento dei prezzi. Durante gli incontri, ci è stato spiegato come tanto i cosiddetti biglietti popolari quanti gli abbonamenti standard dovrebbero avere un prezzo simile a quelli attuali”.
  • Vicinanza stadio:  per quanto riguarda la vicinanza dello stadio alle case, sempre dai progettisti, viene precisato che nel progetto attuale, le case di via Tesio sono a 38 m dal “podium” su cui si costruirà lo stadio, cioè a effettivi 68 m dalle mura dello stadio, alto solo 30m rispetto agli oltre 68m attuali. Inoltre, nel progetto finale, si cercherà di allontanare lo stadio ancora di più dalle case, spostandone parte della struttura periferica sopra il nuovo tunnel Patroclo.

Abbattimento del vecchio stadio: punto critico a cui  molte Associazioni si oppongono in quanto il Meazza è conosciuto in tutto il mondo ed è un elemento iconico di Milano e sostengono

  • che lo Stadio Meazza è considerato un patrimonio della città, riconosciuto a livello internazionale, che va tutelato e riqualificato;
  • che sarebbe possibile ristrutturate e rifunzionalizzare lo stadio secondo le esigenze delle due Società e senza interrompere gli eventi sportivi;
  • che la ristrutturazione risulterebbe finanziariamente più sostenibile e maggiormente remunerativa per le Società  rispetto alla demolizione e alla ricostruzione di un nuovo impianto;
  • che la ristrutturazione dell’attuale impianto sarebbe più sostenibile dal punto di vista ambientale (in termini di qualità dell’area e consumo di suolo) e più rispondente all’interesse pubblico.

    LE CONCLUSIONI

    “I partecipanti hanno presentato dubbi e osservazioni, c’è però una generale condivisione di due idee: l’area San Siro necessita di una riqualificazione, Inter e Milan hanno bisogno di uno stadio di proprietà e a passo coi tempi, sia esso nuovo oppure ristrutturato – ha spiegato Pillon -. Quando si organizza un dibattito pubblico, solitamente abbondano i sostenitori della cosiddetta opzione-zero. In questo caso non è successo, è importante concentrarci su questo”.

    Riportiamo infine due riposte dei Pillon  sulla partecipazione e l’utilità del dibattito (Intervista completa su Fanpage)

    C’è stata una grande partecipazione durante gli incontri?

    Sì, sì, assolutamente. Perché noi abbiamo avuto oltre 3000 presenze. Abbiamo organizzato 13 incontri, di cui tre, come laboratori di quartiere, direttamente su San Siro. Gli incontri sono stati organizzati in modalità ibrida: in parte in presenza e in parte online con una grande partecipazione online, erano molto più le persone collegate da casa che seguivano gli incontri che quelle che quelle in presenza. Un’altra cosa importante è stata la copertura mediatica che ha avuto il dibattito, perché, a parte gli incontri, abbiamo avuto un 300 circa articoli di stampa in un mese e mezzo. Quindi c’è stato, da questo punto di vista anche un’informazione informazione molto, molto ampia. Ci sono state delle criticità e anche delle critiche che mi sono state rivolte sulla modalità di conduzione degli incontri, sul numero degli incontri, eccetera. Io credo che poi un dibattito pubblico vada valutato anche un po’ nel tempo. Adesso la discussione è un po’ calda quindi la polemica è ancora molto viva.

    Possiamo dire che quello del dibattito pubblico è uno strumento utile?

    È uno strumento sicuramente utile per illustrare alla popolazione, alla cittadinanza che cosa si vuole fare. E questo è già un elemento importantissimo perché normalmente molti progetti vengono realizzati senza che la popolazione conosca realmente che cosa accade vicino a casa loro. L’altra cosa molto importante è che in tutti i dibattiti, e spero anche in questo, emergono delle osservazioni e delle proposte che fanno riflettere i progettisti su alcuni aspetti che magari conoscevano ma che non ritenevano così importanti. E quindi spesso i progetti che entrano nel dibattito pubblico sono diversi da quelli che escono. Nel caso di San Siro non

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